Introduzione all’arte del patchwork

 

Con tanto piacere rimetto in linea un vecchio articolo del 2006.

Introduzione all’arte del patchwork
Le prime notizie sul patchwork si ritrovano nell’Inghilterra del XVIII secolo.
La prima trapunta risale al 1708 e prende il nome da Levens Hall, un paesino nei pressi di Kendal (GB), peraltro famoso per i suoi giardini.

I Padri Pellegrini, quando colonizzarono l’America, portarono anche l’arte del patchwork, che costituisce tutt’oggi uno dei più grandi patrimoni di quella società, arte che si è evoluta fino a raggiungere risultati veramente strabilianti.

Letteralmente, la parola Patchwork significa “Lavoro con le pezze. La tradizione narra che le prime donne colone riutilizzavano tutti gli scarti possibili di stoffa, “scraps“, per cucire coperte, più o meno grandi.


Inoltre le donne si organizzavano (e lo fanno tuttora) per lavorare collettivamente alla coperta di una giovane sposa o per motivi caritatevoli.

La comunità internazionale delle quilters si attiva ogniqualvolta c’è bisogno di aiuto, donando quilts agli ospedali, agli sfollati (vedi le vittime degli ultimi uragani), alla Croce Rossa Internazionale.

Osservate attentamente le donne sedute attorno al grande telaio: stanno eseguendo il “quilting, ovvero stanno trapuntando a mano i tre strati del quilt.

 

L’occorrente per il patchwork.

Generalmente chi già cuce ha in casa tutto quello che serve:
– forbici affilate
– un ditale
– aghi di diverse misure
– una macchina da cucire
– righe, squadre.
Ci sono degli utensili che velocizzano il lavoro di taglio:
la plancia da taglio e la “rotary cutter – taglierina rotante.

 

I principi del patchwork.

– Nel patchwork è fondamentale la precisione nel taglio. Utilissime risultano essere le sagome (di cartoncino o già pronte in materiali plastici) tagliate nei formati tradizionali: esagono, triangolo, quadrato, ottagono.

– Fondamentale anche è la scelta giusta dei tessuti: il tessuto patch per eccellenza è la cotonina stampata, ma ormai si vedono lavori fatti con i materiali più diversi, come seta, lino, lana, batik e chi più ne ha più ne metta.

– Altro “must da rispettare e l’alternanza delle tonalità: seguire il triangolo chiaro, medio, scuro porterà a risultati eccellenti.

 

Le motivazioni al patchwork

Cosa ha portato e porta tuttora tante donne all’arte del patchwork? Perchè passiamo ore e ore della nostra vita a ricercare le stoffine più belle, a lavare e stirare i ritagli, a tagliare con precisione certosina, a trapuntare a mano e a macchina?
Basterebbe andare in un buon negozio di articoli per la casa o fare un giro nel WEB per trovare articoli bellissimi già pronti!
Fare un quilt suona quasi come una sfida…….ma le motivazioni possono essere tante e diverse.

Io seguo costantemente il newsgroup rec.crafts.textiles.quilting: mi costa tanta fatica, perchè è scritto in inglese, ma è una fonte inesauribile di idee, sentimenti, links, solidarietà.
Vi partecipano donne di ogni parte del mondo: dall’Australia all’Inghilterra, dalla Francia agli USA, è il “non luogo” del quilting, è il luogo dove ogni “quilters incontra le sue simili, con le sue stesse situazioni, dove ognuna annuncia il suo nuovo lavoro finito con un “happy dancing” – felice ballo e mostra con foto i suoi lavori, dove si ringrazia con un semplice “thanks for sharing” – grazie per condividere.

Why do we practise patchwork and quilting? Perchè facciamo patchwork?
Questa domanda è stata posta al newsgroup da Kathy nel 1999 e il tenore delle risposte è stata sorprendente: può essere sintetizzata in un: “Because I love it!” (Perchè amo farlo!).

Ecco una sintesi di quel post memorabile.

Why do we practise patchwork and quilting?
Perchè facciamo patchwork?
(Si tratta di traduzioni dall’inglese, chiedo scusa per la forma non proprio corretta)

“……Ho sempre amato fare cose con le mie mani per i miei cari, in qualche modo riverso i miei sentimenti nel dono. E mi assicuro che loro ne comprendano il significato quando ricevono uno dei miei doni.”

“Durante la Depressione, quando i fornitori di sacchi per alimenti hanno capito quale fosse il lavoro delle quilters, hanno cominciato a usare del tessuto stampato per quei sacchi, in modo da rifornire le quilters di stoffe utili.”

“Non penso che il progresso abbia diminuito il patrimonio culturale del quilting… penso l’abbia arricchito.
Uno dei motivi è mostrare ai miei bambini che le cose possono essere fatte con le nostre mani e
l’immaginazione. Tutto quello che ci vuole è un po’ di pazienza e pratica.”

“Il mio primo quilt era una trapunta fatta con il blocco Log Cabin, che ci portiamo dietro ogni volta andiamo al campeggio. Penso che il quilting sia una parte di tradizione e storia da tramandare”

“…ho imparato dalle mie due nonne e da mia madre come usare le cose molto prima che tornasse di moda riciclare”

“Ho cominciato fare le trapunte perché era più economico elemosinare i tessuti ed i vecchi vestiti dagli amici e dai parenti. Anche le mie imbottiture iniziali erano coperte di lana realmente consumate. La mia prima trapunta moderna è stata fatta circa 1986 in cui ho scoperto la taglierina rotante e la plancia da taglio”

“Perchè quilto? Perchè quiltare mi porta in un altro mondo. Quando sono stressata o esaurita posso sedermi e cominciare a quiltare o tagliare le stoffe e tutto sembra andare di nuovo al posto giusto.
Lo stress va via e mi passa l’esaurimento. Ho sempre cucito e fatto da me tutti i miei vestiti, ma non cucio più, io quilto. Ricamavo, lavoravo a maglia e uncinetto, ora non più.”

“Il quilting è il mio tranquillante per i problemi giornalieri, ci aiuta ad affrontare il nostro modo di vivere indaffarato di oggi.”

“Quilting è terapia, espressione artistica, lavoro di carità e socializzazione… è tutto completamente buono.
Il mio percorso è andato dalla terapia stretta verso l’espressione artistica. La possibilità di lavorare con colori e forme è straordinariamente appagante, e l’abilità richiesta per farlo salta fuori così come vedo con gli occhi della mia mente, rappresenta una sfida costante”

“…L’emozione di vedere nel tessuto quello che era un’idea nella tua mente non può essere sostituita. Il confort di accarezzare e maneggiare tessuti mi porta in un posto di pace.
Mentre lavoro con le mie mani la mia mente dimentica i problemi, scrive poesie e medita. Il tempo perde il significato e ciò mi da’ conforto.”

“Il lavoro artistico ha tante profondità che che possono rendere ogni pezzo unico. Le possibilità infinite, il colore, i modelli, le sfumature aggiunte dal trapunto e dalla disposizione del colore, la miscela di abilità che richiede, cucito a macchina e a mano, disegno, colore, forme, è stato così emozionante che non ho potuto fare a meno di andare a comprare un libro di modelli (o 3!), un po’ di stoffe e tutti gli altri attrezzi utili che fanno il quilting così avvincente. E poi le stoffe! solo a guardare e toccare questo magnifico materiale ti dà uno degli ultimi piaceri della vita”

“…una trapunta è qualche cosa di speciale. Tu ci hai messo dentro così tanto di te; è come se avesse uno spirito. Prima tieni il quilt nelle tue mani e poi, con affetto, lasci che vada.”

“…ho anche trovato un modo meraviglioso per non gettare via gli scarti dopo che cucivo i vestiti. Come tessitrice, trovo molto difficile gettare via qualche cosa che ancora può essere usato.
Inoltre quilto a causa della gente meravigliosa su questo gruppo. Assicurano scherzi, risate, divertimento, ricette, consigli, comprensione, lotte e più divertimento che la TV.
Sono l’estensione della mia famiglia e forniscono il contatto umano che è molto duro per una madre di due bimbi che lavora di notte.”

© 2006 maria romanelli

 

 

 

 

 

Libri utili: