“La Gialla” – di M.D.Romanelli (Anche i ragionieri hanno un cuore rock!)

La Gialla

1 – L’email

Il “tacchettìo” nel corridoio segnala l’arrivo di Concettina, detta Cetty.

“La tua tisana, Mari” – “Grazie, mettila pure lì”.

Il tac tac si allontana ma ritorna lesto: “Ha detto il Capo di svuotare la tua casella di posta, che non riesce a mandarti una mail”.

“Con o senza imprecazioni?” – “Senza”. Allora c’è tempo.

Marina ha gli occhi fissi sul video. Non guarda le foto delle ultime sfilate di Londra o di New York, tantomeno le quotazioni in Borsa. Ha davanti un kit di riparazione cicli compatto, ideale da regalare a Minima, la sua pieghevole.

L’aveva attesa per mesi, un gioiellino artigianale. Non più di duecento esemplari costruiti, solo su prenotazione. L’accompagna ovunque, la porta al lavoro, viaggia con lei nei week end. Entra in una borsa con le rotelle, snella, con il suo valido motore. Davvero una compagna affidabile e discreta. Gradirà il dono.

Era in fissa per gli attrezzi di riparazione già alle elementari. Una volta Tommy, il biondino riccioluto della IV A, le sfilò sotto il muso l’ultimo banco da meccanico giocattolo, dal giornalaio. Quell’essere borioso aveva afferrato la scatola dallo scaffale proprio mentre lei cercava di allungarsi sulle punte per prenderla.

“Hei, lasciala, la sto comprando io!” – “E che ci devi fare tu, che sei femmina?”. Se n’era andato a pagarla con un mezzo sorrisetto di compiacimento.

“Hai svuotato quella cavolo di casella?” – Cetty-Concettina ora ha quasi gridato, meglio chiudere e concentrarsi sulla posta. Cancella, cancella, svuota cestino.

Ennesima mail di Silvia priva di oggetto, sebbene sappia di irritare sua cugina. Lei non cura i dettagli, cose da perfezionisti.

Dentro c’è un’unica riga, secca: “Sabato mattina da zia Ester, viva o morta”.

Accidenti, questo fine settimana ha in programma una gita treno + Minima da paura. Sua cugina è la solita guastafeste seriale ma il tono brusco della mail la incuriosisce. Perchè non telefona?

Ok, casella vuota, il Capo si può sfogare. Amen.

2 – La Gialla

Il Borgo, eccolo lì. Infossato, nascosto alle auto che percorrono la statale su in alto. Man mano che si sale, il bosco si dirada in radure, pascoli e vigneti. Non ci si passa, bisogna andarci.

Ama rallentare nelle ultime curve, colori e profumi ricordano storie antiche, vissute o raccontate. Ad occhi poco socchiusi potrebbe scambiare quel ciclista affaticato per suo nonno Dante, ragazzo di officina, pedalare per chilometri ad imparare il mestiere. Le aveva insegnato l’essenziale, riparare una foratura, ingrassare e tendere la catena, cambiare e regolare i fili dei freni.

La prima fermata è da Andrea per un caffè e per leggere le notizie locali sul giornale, poi verso la casa dei nonni, dove è rimasta zia Ester, la tata storica. Non ha mai voluto trasferirsi nel capoluogo con la famiglia. Cura le poche cose rimaste, produce miele e liquorini d’erbe. Un tipo eccentrico agli occhi dei paesani, straordinaria per Marina.

Nel bar ci sono due donne sedute a chiaccherare, al suo passaggio tacciono e non scambiano un saluto come gli altri. Prendono le loro tazze con la mano sinistra, con il dito mignolo alzato. Stessa cosa fa Marina con il suo caffè. E’ il segnale: mignolo sinistro in alto. Appuntamento al gelso di Scoppetta al tramonto, in segreto come da tradizione.

Ma è tardi, Ester l’aspetta, esce spedita senza guardarle.

In casa stanno parlando piano. Attorno al tavolone ci sono Silvia, Felice e due vicine di casa.

“Dov’è la zia” – “E’ partita tre giorni fa” – dice Felice – “non ha voluto avvertirvi prima, mi ha fatto buttare via un pò di cose ed ha ordinato di non cercarla”.

Una delle stravaganze di Ester, tra quindici giorni sarà di nuovo qua, è sicuro.

Nagib è il suo miglior amico. Era passato di là anni prima, aiutava i paesani nei lavori più diversi e si era fermato, un africano tra i nostri monti. La comunità intera lo aveva adottato e rinominato Felice perchè sorrideva a tutti.

Il Gelso di Scoppetta sta dopo un lungo tratto di sterrato e la Minima non è abituata a fossi e sassi.

“Felice, mi presti la tua bici oggi pomeriggio? Vorrei fare una passeggiata fuori”. – “Vai, la trovi al solito posto”.

Il capannone è stipato di attrezzi agricoli, arnesi del nonno, materiale per il vino ed ogni ben di Dio, ai suoi occhi. Odora di legno e ferro, di erbe lasciate ad essiccare. La bici è poggiata all’entrata, le sembra di vedere un chiarore in fondo, sotto il muro. Si avvicina piano, con un senso di stupore e speranza. Felice non l’ha buttata via!

“Ciao bambina!” – Solo la Gialla può chiamarla ancora così.

Quella bici da sfigate le era stata passata da Silvia quando s’era incaponita che ne voleva un’altra, rosa e con le ruote più piccole.

Da allora avevano vissuto in simbiosi. Chiusa in casa per il morbillo, Marina la volle in camera, accanto al letto. Una sera la Gialla le propose di fare un giro fino alla Luna. Erano andate e tornate, in una scia di stelline, senza che nessuno se ne accorgesse.

“Stasera andiamo al Gelso, Gialla”.

3 – Il Gelso

Per vecchie ruggini tra le famiglie, mai comprese dalle ragazze, Stefy e Linda, le due donne del bar, non potevano rivolgere la parola a Marina.

Si trovarono insieme ad una vacanza studio, divennero complici e nacque il sodalizio Guerrilla. Decisero di tenere nascosta la loro amicizia così da poter agire insospettate.

Scoppetta sorvegliava il perimetro del suo podere con il fucile in spalla, non aveva mai sparato un colpo in vita sua e teneva scarica l’arma. Riteneva di avere un’aria più rispettabile agli occhi dei cacciatori cui non voleva far attraversare il suo uliveto.

Una sera, sentito ridere le ragazze sul gelso, aveva fatto la voce grossa per mandarle via. La volta dopo però trovarono una scala comoda per salire ed un sacchetto con tre cioccolatini.

L’albero vide ideare le azioni di Guerrilla più efferate contro i bulletti del posto: avevano bucato tutte le gomme alle bici che dovevano portarli a ballare al paese vicino. Bagnarono tutta la carbonella per il barbecue cui non erano state invitate. Mai scoperti gli autori, erano una gang insospettabile.

Come da tradizione, il cerimoniale del Gelso prevedeva: apertura ufficiale del meeting sulle note di Fat Bottomed Girls dei Queen; cinque minuti contati per raccontarsi le brutte notizie, quindi cazzeggio puro, con drinks e snacks. Si ritiravano a casa separatamente, forse solo Scoppetta conosceva l’esatta composizione del nucleo.

4 – La luna

Domenica pomeriggio, è ora di ripartire, tranquilli che Ester torna presto.

Marina saluta svelta sua cugina, evitando il suo sguardo sgomento, si riprenderà.

Poco fuori il borgo, c’è musica sparata alta, dal vivo. Si, sono covers dei Doors, una bella situazione, merita una fermata. Ci resta fino alla fine, in mezzo ad una frotta di sconosciuti, la nuova generazione indigena che, ovvio, non conosce.

Prima di andar via, una birretta. Al bancone c’è il cantante del gruppo, una remota somiglianza con Morrison. Lo guarda meglio: è lui, il famigerato Tommy, con quella piega della bocca, affiancato da due fans adoranti.

Le dice sicuro: “E tu, bimba, lo faresti un giro sulla luna con me?”

“Grazie, ci sono già stata”. E il suo sorriso è intero, largo, pieno.

Nota: Ho scritto “La Gialla” per “IL BICICLETTERARIO – Parole in Bicicletta” .

Cito: “l’unico Premio letterario al mondo dedicato alla bicicletta in tutti i suoi aspetti”.

Della serie: “Anche i ragionieri hanno un cuore rock”.

A Scauri (LT), dietro lo sforzo sovrumano di un gruppo di persone eccezionali ed in compagnia di amici della bici provenienti da tutta Italia (di cui vi parlerò presto), abbiamo celebrato la IV Edizione, con gioia, il primo ed il due giugno 2018.

Per ora vi lascio con “Fat Bottomed Girls dei Queen”, in una cover realizzata da bimbi, l’inno ufficiale del Gelso di Scoppetta……i racconti della Gialla sono appena cominciati, ne leggeremo delle belle! Stay tuned! Baci